21 feb 2017

Avventurina fra Brasile e Guyane

Un po' di problemi tecnici nell ultima decina di giorni.

Un po' di giorni all'ancora nell Ilha dos Lençois, MA, il posto è questo

un'idea della dimensione della duna
 


Partiamo di mattina, direzione Belem a circa 200+100 miglia (200 per arrivare all entrata del rio Para, da li 100 miglia per Belem),

due giorni di passage planning per l entrata nell Amazonas




bordi di bolina per uscire dal braccio di mare,




a un certo punto pummmm gran colpo secco: lo strallo di prua si e' rotto d un botto, l' albero e' tenuto solo dall avvolgifiocco.
Gran poggiatona, riusciamo ad avvolgere tutto, mettiamo il secondo strallo di prua, l'albero si stabilizza e la barca e' salva.
Mettiamo sul secondo strallo il fiocco da vento, e' piccolo ma si va avanti.
Due opzioni possibili: continuare per Belem, oppure andare verso la Guyane, in un caso 300 miglia nell altro 6-700. Ci penso su tutta la notte:
Belem: se la barca non ha altre rotture ci si arriva, rimane il dubbio se riuscire a riparare tutto una volta li',  abbastanza improbabile specie se si fossero rotti pezzi del profilo, per ora ancora a riva. Se ci si dovesse rompere per strada qualcos'altro sarebbe un rischio troppo grosso. Poi, ri- venir fuori dal rio Para o dall Amazonas a nord senza un albero sicuro al 100% rischio troppo grosso.
Guyane: molta strada in piu', la barca con la veletta davanti va molto piano, pero' attracco alle Iles du Salut facile anche a vela, entrata a Kourou fattibile, immaginiamo che sia relaztivamente piu facile fare venire eventuali pezzi dalla Francia metropolitana.
La notte porta consiglio, si va in Guyane; con Belem e' "partie remise" come si dice in Francia, un giorno comunque ci vado (torno), promesso.
Benoit ha un mal di mare atroce, mai visto qualcuno continuare a essere malato per sei sette giorni.
 
Il giorno dopo, il salsiccione del genoa arrotolato con lo spunzone di strallo rotto in alto, a forza di oscillare ha semi rotto la drizza del fiocchetto,
 oltre a far oscillare tutto l albero: dobbiamo tirarlo giu. Tutti legati in coperta, aspettiamo il passaggio di un groppo per avere un po meno di vento: giu in poppa piena con pilota ad alta precisione


abbassiamo:la drizza del genoa rollabile (che tiene su tutto) e riusciamo a stendere il salsiccione lungo la fiancata destra della barca. Spunta un pezzo da 1-2m a prua, uno da 3-4m a poppa, assicuriamo tutto per ridurre le oscillazioni.
Albero solidarizzato da drizze spi, amantigli e ogni tipo di cavo possibile.







Ci buttiamo verso nord per due motivi: fazre un po di apparente per cercare di muiovere la barca, andare alla ricerca della vena di corrente forte, molto forte, che non viene menzionata nei :piloti (indicano 1-2nodi) ma che l ultima volte che sono passato mi regalava 50-90 miglia al giorno. Risultato: si bolina. 
Man mano che mettiamo del nord, un po di corrente si fa sentire: facciamo 3-4 nodi sull acqua, arriviamo a 5-6 sul fondo con 30° di deviazione. Davanti alla foce dell Amazonas siamo a circa un 100 miglia, per due cicli di sei ore risentiamo la corrente di:marea: stiamo fermi per sei ore, poi 6 nodi per sei:ore, poi di nuovo fermi (i piloti dicono che si sente fino a 10 miglia al largo, come no).


Pioggia equatoriale, in un paio d ore riempiamo un serbatoio da 150 litri.
Bolina e sempre bolina, per fortuna c'e' vento sempre 20-25 nodi di reale, almeno si avanza.

Momento di eccitazione: becchiamo una bestia della miseria, lunghezza fra muso e attaccatura della coda un metro esatto; una bella dorada corifena di non so quanti chili
Cerchiamo sempre di mettere del nord, soffrendo. A un certo:punto piu o meno al:passaggio dell equatore/Macapa troviamo la vena di corrente: 7 nodi sul fondo (3.5 sull acqua). Ci mettiamo sopra, si riesce anche a allargare e fare un po di:bolina larga.
Prima giornata a >150 miglia. 
Serpentiamo sulla vena, cercando di restarci dentro: la barca avanza piano piano sull acqua, ma alla fine del giorno 160 miglia, poi 170, ci sta salvando. Foto al gps che indica 8.5-9 nodi, fuori sembra di essere fermi.

Vista la cnformazione della costa dell america del sud, fino al Cabo Orange stiamo comunque stretti al vento per avere lasco in caso di rotture ulteriori. Adrenalina.
Dai e dai, passiamo il Cabo, si puo dirigere verso:le:Iles du Salut.
Recupero del sonno per l avvicinamento finale, verso le tre di notte ancoriamo dietro all Ile Royale, pfiiiuuuu.

Eh si, magari: alba verso le 0700, attorno a noi una nave militare, vedetta delle Douanes, Gendarmerie maritime, tutti in gran movimento. Si avvicina la Gendarmerie, molto gentili: come va? Mostriamo il salsicciotto lungo la barca, eh un po di casse. Imbarazzati, ci dicono: purtroppo entro mezzogiorno dovete andare via perche e' previsto il lancio di un vettore Ariane: Kourou e' la piattaforma di lancio dei razzi con i satelliti, le Iles du Salut sono il:posto dove e' previsto caschino i pezzi ij caso di "abort mission", qundi vietato starci, evacuano persino tutto il personale delle isole.
Colazione, caffe, poi via verso Kourou: piena marea discendente quindi facciamo un nodo sul fiume, arriviamo comunque in un braccio un po' piu' largo, ancoriamo. 
Pfiuuuuu secondo.
Qualche ora dopo, enorme fuoco d artificio, spettacolare lancio del missile,


davvero emozionante,:anche se le emozioni erano tante altre.

Riusciamo a trovare un pezzo di pontile dei pescatori, con tre drizze tiriamo su tutto il salsicciotto per metterlo sul pontile

un primo esame della rottura dello strallo, proprio sotto al manicotto





2 commenti:

Francesco Balzano ha detto...

che avventura, questa volta le emozioni non mancano no..;)
saluti Francesco

Stranizza team ha detto...

Ciao Rob
complimenti per come ve la siete cavata , spero che troviate qualche pezzo di ricambio a Kuru.
Noi continuiamo la risalita dei Canali Cileni con freddo e pioggia ma scenari fantastici.
BV a te e tutta la famiglia, Angelo e Antonella on S/Y Stranizza